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Dialoghi, n. 123, settembre 2005

Il mondo della matematica è proprio così strano?
di D. Fortunato

”La matematica può essere considerata da tutti come la prima delle scienze, proprio perché ci fornisce un linguaggio universale, valido ovunque e in ogni tempo.” Sono le parole di Giuseppe Arcidiacono, autore di un bellissimo libro da poco pubblicato (Zero, infinito, immaginario, Di Renzo Editore). La matematica, egli scrive, pur essendo precisa e rigida come la logica, è tuttavia così flessibile e sensibile da adattarsi a tutte le esigenze: con la matematica siamo in grado di superare barriere dello spazio e del tempo e comprendere la struttura della geometria e le leggi che governano il cosmo.
È vero che molti hanno una difficoltà enorme a comprendere anche le basi più semplici di questa disciplina, ma molte volte, a parere anche di Arcidiacono, questo può essere dipeso anche da cattivi insegnamenti. Chi insegna la matematica (ma forse vale per tutte le discipline) non solo deve conoscerla, ma anche amarla, sentirla dentro di sé, essere pervenuti a conoscere l’essenza della materia, la sua filosofia, il suo obiettivo intrinseco.
Solo così si possono comprendere cosa sono i numeri immaginari, i frattali, i logaritmi e tanti altri concetti che tutti i giorni ci capita di incontrare.